“Dove si balla”: in mostra la ‘vita normale’ dei ragazzi speciali di Casa di Toti
di lacasaditotionlus
La mostra itinerante su Casa di Toti, partita da Modica e approdata a Catania, si dirige verso Palermo e Siracusa con il sogno nel cassetto di approdare a Roma
La mostra fotografica, realizzata da Sergio Perez, è stata recentemente allestita nel contesto della “Città dell’Inclusione” iniziativa organizzata dalla Città Metropolitana di Catania alle Ciminiere per celebrare la XXI settimana contro il razzismo promossa dall’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La mostra è parte del progetto “Abitare e lavorare a Casa di Toti”, sostenuto da fondazione con il Sud ed Enel Cuore Onlus. A spiegare i dettagli della mostra la presidente dell’associazione La Casa di Toti Muni Sigona intervenuta anche ad un convegno dedicato a disabilità ed inclusione.
Abbiamo il piacere di ospitare il punto di vista di Sergio Perez e di raccogliere le sue impressioni e visioni sul lavoro svolto.
D. Cosa l’ha spinta a intraprendere questo progetto fotografico con ragazzi autistici?
Sono un professionista che fa principalmente fotografia di strada, che è fatta di scatti singoli o piccoli
reportage. Il progetto su Casa di Toti nasce dal desiderio di esplorare strade nuove e
sperimentarsi in un lavoro fotografico che avesse connotazioni sociali.
D. Qual è stato il suo approccio per creare un ambiente di lavoro confortevole e stimolante per i ragazzi durante le sessioni fotografiche?
Non avendo esperienza con ragazzi con questo tipo di condizione, ho lasciato che fossero
loro ad avvicinarsi, a dettare in un certo senso le regole del gioco.
D. In che modo ha guidato i ragazzi nella realizzazione dei suoi scatti? Quali sono state le maggiori sfide incontrate durante la realizzazione del progetto e come le ha superate?
Mi aspettavo di trovare un ambiente, dei soggetti poco inclini ad essere fotografati. E invece
i ragazzi di Casa di Toti sono “social” e molto disponibili a stare davanti ad una fotocamera
o ad uno smartphone esattamente come i loro coetanei. Paradossalmente le maggiori
difficoltà le ho trovate nel cercare scatti che avessero una narrazione spontanea e non
fossero ritratti posati. Con i giusti tempi sono arrivati anche quelli
D. Come ha vissuto l’esperienza di collaborare con ragazzi autistici? Quali sono le lezioni più importanti che ha imparato?
Per me l’interazione con ragazzi autistici è stata doppiamente sfidante, forse anche perché
non ho figli. Nella maggior parte dei casi credo che la carta vincente sia stata quella di
dedicare loro una cosa molto importante: tempo, il mio tempo, non avere fretta, non cercare
sempre e solo la fotografia, lo scatto utile al progetto, ma provare ad essere una presenza
familiare e rassicurante, fare capire che ero lì per dare e non solo per prendere.
D. Qual è il messaggio principale che vuole trasmettere con questa mostra fotografica?
Che l’autismo, le neurodivergenze, le disabilità in genere non sono solo assistenza,
compassione, ma anche allegria, gioco, speranza e che per questo l’educazione
all’inclusione è un elemento fondamentale del vivere in società.
D. Quali sono le sue speranze per il futuro di questo progetto e per i ragazzi che hanno
partecipato?
Credo sia importante far girare questa mostra, per il messaggio che intende veicolare
riguardo le condizioni rapportabili allo spettro autistico e per far conoscere realtà come Casa
di Toti, che sono un’opportunità per i ragazzi e per le loro famiglie.
Abbiamo colto l’occasione per cogliere il punto di vista del Presidente di Casa di Toti Muni Sigona.
Muni, qual è stata la motivazione principale che ha portato l’associazione a sostenere questo progetto fotografico?
Non abbiamo mai inaugurato Casa di Toti e dopo tre anni di apertura abbiamo voluto mostrare
attraverso “scatti speciali” i momenti dei nostri ragazzi trascorsi presso la nostra Opera Sociale
e del nostro progetto ambizioso. L’associazione ha sempre avuto l’obiettivo di promuovere
l’inclusione e l’autonomia delle persone con autismo attraverso attività creative ed espressive. La
fotografia, in particolare, è un mezzo che consente di comunicare in modo non verbale,
permettendo ai ragazzi di esprimere le loro emozioni e la loro visione del mondo. Il progetto è
nato dalla volontà di offrire loro uno spazio per raccontarsi e far emergere il loro talento.
D. In che modo questo progetto si inserisce nelle altre attività dell’associazione volte a
promuovere l’inclusione e l’autonomia delle persone con autismo?
Questo progetto si affianca ad altre iniziative dell’associazione, come laboratori artistici, di
danza, di cucina, di musica e attività sportive, tutte mirate a sviluppare le competenze
individuali e sociali dei partecipanti. La fotografia si è rivelata uno strumento efficace per
incentivare l’indipendenza e la creatività, stimolando al contempo la collaborazione e
l’interazione con il gruppo.
D. Quali sono stati i benefici per i ragazzi autistici coinvolti nel progetto, sia a livello
personale che sociale?
A livello personale, i ragazzi hanno acquisito maggiore fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità
espressive. Hanno sviluppato nuove abilità tecniche e artistiche, esplorando la fotografia come
forma di comunicazione. A livello sociale, il progetto ha favorito l’interazione con gli altri,
migliorando la loro capacità di lavorare in gruppo e di condividere le proprie esperienze con il
pubblico attraverso la mostra finale.
D. Come ha visto evolvere le capacità comunicative e creative dei ragazzi durante lo
svolgimento del progetto?
Molti ragazzi, inizialmente timidi e restii a interagire, hanno trovato nella fotografia un mezzo per
esprimersi liberamente. Con il tempo, si sono mostrati più sicuri nel presentare i loro lavori, più aperti al confronto e più consapevoli delle proprie capacità artistiche. Le loro foto raccontano storie
uniche, offrendo uno sguardo autentico e originale sulla realtà.
D. Quali sono state le reazioni del pubblico alla mostra fotografica?
Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo e sensibilità. Molte persone sono rimaste
colpite dalla profondità e dalla qualità delle immagini, apprezzando la prospettiva inedita
offerta dai ragazzi. Li ha colpiti l’allegria attraverso quei sorrisi, i colori, la luce.Tutto ciò è
testimoniato anche fai bellissimi commenti che gli ospiti hanno lasciato nel nostro guest
book.
D. In che modo questo progetto può contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’autismo e a sfatare i pregiudizi?
Mostrando il talento e la creatività delle persone con autismo, il progetto aiuta a contrastare
stereotipi e pregiudizi, dimostrando che ognuno ha un proprio modo di comunicare ed
esprimersi. Mi auguro che la mostra abbia offerto al pubblico un’occasione per comprendere
meglio le sfide e le potenzialità di questi ragazzi, promuovendo un atteggiamento più
inclusivo e rispettoso.
D. Quali sono i prossimi passi che l’associazione intende intraprendere per continuare a supportare i ragazzi autistici e promuovere la loro arte?
L’associazione vuole ampliare il progetto, organizzando nuove mostre itineranti. Prossime
tappe Palermo e Siracusa. Inoltre, si stanno valutando collaborazioni con enti culturali e
istituzioni per dare maggiore visibilità alle opere dei ragazzi e creare opportunità concrete
nel mondo dell’arte e della comunicazione.
D. Come immagina che questo progetto possa ispirare altre associazioni e comunità a
intraprendere iniziative simili?
Ci auguriamo che questa esperienza possa essere un modello replicabile, dimostrando come
l’arte e la creatività possano essere strumenti potenti per l’inclusione.
D. Cosa vi farebbe davvero felici?
Personalmente sarei felice se la mostra potesse essere
esposta al Quirinale o in Senato.
Un ringraziamento speciale va a Marcella Burderi che ha supportato Casa di Toti nell’allestimento della sede di Modica. Per Marcella la fotografia è vita ed è Arte. Per lei, la macchina fotografica è un filtro, è un riparo ma è anche una finestra sul mondo, è un filtro nella misura in cui chi sta dietro sceglie su cosa puntare la propria attenzione, sceglie il suo punto di osservazione, sceglie la sua distanza dall’oggetto fotografato, sceglie il tempo di scatto. Insomma chi fotografa lo fa consapevolmente guardando alla realtà con interesse. In più, chi usa la macchina fotografica decide anche il suo posto nello spazio. Decide se fotografare da lontano, da lontanissimo, o a distanza ravvicinata e persino da vicinissimo. Chi fotografa guarda alla luce. Usa la luce.
Dunque: tempo, spazio, luce. Il gesto fotografico è un gesto che coinvolge elementi plurimi ma costringe il fotografo a operare delle scelte consapevoli, precise.
“La macchina fotografica”, per Marcella Burderi, “è un mezzo per aprire e favorire la comunicazione. Io fotografo, tu, oggetto, ti metti in posa. Come voglio fotografarti? Cosa mi aspetto che tu faccia mentre io ti fotografo? Si apre un dialogo anche solo di gesti tra chi fotografa e il suo oggetto di scatto. Se si tratta di un oggetto lo muovo, gli cambio la posizione nello spazio, o mi muovo.”
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